LE FINALISTE DELLA TERZA EDIZIONE

In finale sono arrivate le proposte che meglio hanno saputo sviluppare il proprio soggetto tenendo conto dei criteri richiesti dal bando: Formattazione e grammatica italiana (1–5); Originalità del soggetto (1–5); Potenziale produttivo (1–5); Rappresentazione di genere equa e inclusiva (1–5); Scena e dialoghi (1–5); Struttura narrativa (1–5) ed Efficacia dei codici del genere cinematografico (1-5).

Dopo tre mesi di tutoring le sceneggiature sono state lette e valutate dalla giuria del Premio.

Grazie alla collaborazione tra ALF premi cinema e cinque case di produzioni lombarde, ogni autrice ha avuto la possibilità di lavorare alla produzione di un Teaser:

Giulia Betti
Titolo: NATALE CRIMINALE
Genere: commedia
Editor assegnato: Gloria Puppi
Produttore del Teaser: Akita

Elisa Di Francesco
Titolo: ALICES ABGRUND
Genere: horror psicologico
Editor assegnato: Laura Grimaldi
Produttore del  Teaser: Black Mamba

Rebecca Gatti
Titolo: PRIMA FILA
Genere: drama period
Editor assegnato: Amina Grenci
Produttore del Teaser: Bedeschi Film

Giulia Orati e Giada Ceotto (coautrice)
Titolo: VIVA FOREVER
Genere: teen-comedy
Editor assegnato: Flavio Nuccitelli
Produttore del  Teaser 360x

Giulia Soncini
Titolo: STELLA ROSSA
Genere: dramma
Editor assegnato: Marco Borromei
Produttore del Teaser: Indiana

MOTIVAZIONI

NATALE CRIMINALE

Non sapremmo riassumere la sostanza di questa spassosa commedia corale meglio di quanto abbia esposto la stessa Autrice nel pitch: “Un gruppo di attori di serie B si ritrova a lavorare nello special natalizio del format tv di successo ‘Tutti pazzi per il crime’, vestendo i panni dei protagonisti di un fatto di cronaca nera ambientato durante le feste”. Abbiamo scelto di portare in finale questo lavoro perché dar vita sullo schermo a un copione che si presenta da subito spiccatamente teatrale, con la sfilata dei personaggi e dei ruoli che interpretano, ci sembra una sfida coraggiosa. Personaggi che sono già in nuce quelli che l’Autrice descrive con rapide argute pennellate, e che avrà modo di approfondire durante il lavoro di tutoring. La trama si snoda tumultuosa tra una girandola di ripicche, sospetti, ricatti, compresi esami del DNA per stabilire la vera discendenza, e colpi di scena, perché gli attori, man mano che si calano nei personaggi, si trasformano in detective decisi a scoprire il vero autore di un omicidio rimasto impunito. Poco importa stabilire se ci troviamo di fronte a un classico whodunit, a un esempio di metacinema, a una satira alla Boris di certa mediocre televisione dei nostri tempi: il ritmo è brillante e travolgente quanto basta per consentirci una divertente evasione, e per concludere che “la realtà è finta, meglio sognare il cinema”.

ALICES ABGRUND

L’azione si svolge in Germania, per l’esattezza nella medievale Gottinga, in bassa Sassonia, sede di una storica Accademia delle scienze. Ma dire ‘azione’ è improprio per un progetto che unisce l’introspezione psicologica, da un punto di vista prettamente femminile, ai codici canonici del genere horror. Madre di una bambina di due anni, Alice segue il marito, un ricercatore matematico in carriera (che non viene mai chiamato col nome proprio) nel trasferimento per lavoro nella cittadina tedesca, dove si suppone che anch’essa avrebbe trovato il raccoglimento richiesto dalla sua attività di illustratrice. Ma da subito qualcosa non funziona. Alice è troppo sensibile e suggestionabile? Perchè il suo disagio in un ambiente che sente estraneo diventa sempre più insopportabile? Ostile il volto della cassiera che parla in una lingua a lei ignota, inquietanti i rumori che inizia a percepire sia in casa che nel bosco, dove si reca sempre più spesso, perché lì c’è qualcosa che la attira irresistibilmente. Come sull’orlo di un precipizio, Alice sente l’attrazione del vuoto, e anche guardarsi in uno specchio diventa una discesa nell’abisso. Un incubo che la fa restare pietrificata, senza poter impedire che il male si compia sotto ai suoi occhi. Non vorremmo aggiungere altro per non sciupare il piacere (e il brivido) della lettura di un testo dal forte impatto visivo, in cui l’Autrice padroneggia gli stilemi del genere evitando gli stereotipi più abusati, ben sapendo che l’orrore si nasconde diabolicamente nei dettagli della più normale quotidianità.

PRIMA FILA

Il soggetto parla di cadute e risalite, di sogni e di segreti, all’insegna della metafora del volo; del legame osmotico tra due sorelle trapeziste, del distacco che seguirà alle loro diverse scelte di vita. Il piccolo circo di provincia dove regna un opprimente padre-padrone è la modesta realtà di Eva, la più grande, e di Katalin, diciassettenne, fino a quando una ventata di Realtà irrompe nella loro, sia pur acrobatica, routine. La famiglia-prigione non esiste più, per Katalin attratta dalle promesse di esibirsi come ballerina di fila nella Domenica In della nuova tv a colori (siamo nel 1976), e per Eva, che incontra, forse, l’amore, in un magico, incredibile volo. Ma la realtà si presenta anche con il sogno di cambiare il mondo attraverso la lotta politica, una lotta che può assumere i toni plumbei della violenza culminante nel lancio di una bomba. Per le sorelle, allontanarsi è inevitabile, ognuna stretta al proprio inconfessabile segreto. Ma è anche impossibile lasciarsi.  Le loro braccia si cercheranno ancora? le loro mani si afferreranno o mancheranno la presa? È una questione di equilibrio, una caduta senza rete. È salda ed elegante invece la scrittura dell’Autrice, abile nel farci percorrere le sue pagine d’un fiato, e nel rappresentare le luci e le ombre di un microcosmo che implode all’urto con la realtà.

VIVA FOREVER

A quindici anni la tragedia non è esser lasciata dal proprio ragazzo, ma apprendere dalla televisione che Gerri Halliwell ha lasciato le Spice Girls. A quindici anni, Gemma può baciare il suo ex David sulla ruota di una giostra, mentre Nicole, che avrebbe il compito di ‘distrarre’ David da Cristina, la sua nuova fidanzata ufficiale, diventa amica di quest’ultima. E così via… Mentre si legge il soggetto scritto con mano felice, apparentemente svagata, ci si rende conto che l’Autrice, scegliendo di situare il suo racconto in una estiva Lignano Sabbiadoro nel 1998, sa perfettamente dove vanno a parare i suoi giovani protagonisti. E la scena, che mostra le tre bambine già amiche fin da piccole, con la voice over di Gemma adolescente che pronuncia la frase “Estate 1991. E il mondo già insegna che non esiste pietà”, accentua l’effetto nostalgia di questo acuto coming of age, che non ricerca l’originalità a tutti i costi ma è puntuale nel descrivere i piccoli scarti del cuore e lo sperdimento di quella difficile età della vita. Il tema non è l’Amore, quello dei grandi, per cui non si è ancora pronti, ma l’amicizia, la cui rottura fa male più del tradimento amoroso. E’ un apprendistato alla vita, quello di Gemma e degli altri adolescenti che non riescono a staccarsi dalla beata inconsapevolezza dell’infanzia. Ed è un padre finalmente maturo quello che, come Luca, può confessare alla figlia ormai cresciuta che a ventidue anni non era pronto per fare il padre. E se riconoscere le proprie manchevolezze vuol dire perdonare e perdonarsi, allora forse si può ammettere che “crescere fa male, ma allo stesso tempo rende liberi”.

STELLA ROSSA

Questa storia – un lungo flashback raccontato al presente – è situata nell’estate del 1994, uno dei drammatici anni della guerra dei Balcani. Un periodo di sangue e di orrori che sembra ormai lontano e sopito nella nostra memoria. Ce lo ricorda, con la forza di un linguaggio scorrevole e diretto, una bambina di dieci anni. Per sopravvivere a Belgrado, Vera deve trovare una risposta al suo bisogno di affetto e di appartenenza, visto che la madre ha abbandonato lei e il fratello nelle mani di un padre assente e, quando presente, violento. Quando si è soli come Vera, che ha un criceto per compagno di giochi, la risposta può venire dalla gloriosa Stella Rossa, la regina del campionato serbo. Il tifo incondizionato per la squadra del cuore, che la divide dal fratello più grande – tifoso della rivale Partizan – e l’incontro con il capo di una banda paramilitare dedita a violenze di ogni genere, fanno conoscere a Vera l’odio e l’amore, la dipendenza e il dolore. A vent’anni, Vera non potrà dimenticare, e inizia una ricerca: la spinge un desiderio di vendetta o il bisogno di una riconciliazione? Lo scopriamo in un racconto che convince per la scrittura sorvegliata e tuttavia percorsa da una ‘quieta’ tensione.